|
|
||||||
|
Aggiornamento del 30/10/2008: ----------
Sabato 18 ottobre a Manduria [L'invito è scaricabile qui] “Territori denuclearizzati”. Questa la prima mossa della mobilitazione nazionale di Legambiente Per il clima, contro il nucleare, in risposta alla decisione del governo di riaprire la partita dell’energia atomica, è una proposta rivolta a tutti gli enti locali d’Italia. Un invito a vietare su tutto il territorio di loro competenza l’installazione di centrali nucleari, garantendo altresì la massima trasparenza e partecipazione nell’individuazione di siti di stoccaggio per i rifiuti radioattivi. Il governo Berlusconi ha deciso. Nel futuro energetico italiano torna il nucleare per produrre elettricità per almeno il 25% del nostro fabbisogno. Per raggiungerlo sarà necessario localizzare e costruire almeno 8 centrali nucleari simili a quella in costruzione attualmente in Finlandia, la più grande al mondo, di “terza generazione evoluta”: una tecnologia già vecchia che non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni. A 22 anni dall’incidente di Chernobyl, il nucleare non solo pone ancora gravissimi problemi di sicurezza, ma è anche una fonte energetica costosa, che non abbasserà affatto la bolletta energetica nazionale, non ridurrà la nostra dipendenza dall’estero e non ci permetterà di rispettare la scadenza europea del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra prevista dall’accordo europeo 20-20-20 (secondo cui entro il 2020 tutti i Paesi membri devono ridurre del 20% le emissioni di CO2 del 1990, aumentare al 20% il contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico, ridurre del 20% i consumi energetici). Se l’Italia decidesse di puntare sul nucleare, causa le ingentissime risorse necessarie per sostenere questa avventura, abbandonerebbe qualsiasi investimento per lo sviluppo delle rinnovabili e per il miglioramento dell’efficienza, che sono invece le soluzioni più immediate ed efficaci per recuperare i ritardi rispetto agli accordi internazionali sulla lotta ai cambiamenti climatici. Legambiente, inoltre, ha deciso di promuovere presso tutti i Comuni, le Province e le Regioni d’Italia una campagna nazionale per la dichiarazione dei territori “denuclearizzati”, che sono contrari alla produzione di energia dall’atomo, rinunceranno a ospitare centrali nucleari e garantiranno la massima trasparenza e partecipazione nel processo di individuazione di siti di stoccaggio per i rifiuti radioattivi, derivanti anche dal decommissioning delle centrali dismesse dopo il referendum del 1987. Il primo appuntamento pugliese contro il nucleare organizzato da Legambiente si svolgerà sabato prossimo 18 a Manduria (TA) dove si terrà alle ore 10 presso la sala consiliare una tavola rotonda istituzionale che riunirà Sindaci e rappresentanti istituzionali del territorio dell'Arneo, a cavallo fra le provincie di Brindisi, Lecce e Tarano, per stilare e siglare un documento da inviare al Governo centrale che esprima l'indisponibilità del territorio ad accogliere un eventuale sito di stoccaggio o una centrale nucleare. Parteciperanno alla manifestazione Michele Losappio, Assessore all’Ecologia della Regione Puglia, Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia e Marco De Biase, Presidente Legambiente Basilicata.
“In una Regione, quale la Puglia, che si sta caratterizzando per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e vede destinato l’88% dell’energia prodotta in loco al mercato nazionale, la dichiarazione di territori denuclearizzati –continua Tarantini- da parte dei comuni, delle province e della regione rafforzerebbe la proposta di un modello energetico innovativo, pulito, sicuro ed economico, che esclude il nucleare”. L’ufficio stampa:349/2925801 |
|||||
|
||||||